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Il sionismo contro la Repubblica Islamica dell'Iran

di Manuel Negri

 

Per comprendere le origini dei recenti disordini avvenuti a Teheran occorre partire, necessariamente, da una analisi degli scenari di politica internazionale e delle strategie di dominio coloniale intessute dagli Stati Uniti d'America. Nel Medio Oriente.

La recente elezione di Barak in Israele ha rilanciato il progetto del sionismo internazionalista, frenato dalla condotta politica di Netanyahu, epigono del sionismo nazionalista; con gli immediati contatti avviati con la Siria, Israele e Libano, gli USA intendono contribuire a instaurare nella regione una condizione di totale equilibrio favorevole agli interessi giudaico-statunitensi. Sbrigata la 'pratica' Iraq (in realtà non ha mai costituito un problema), con la presenza dell'Arabia Saudita che rappresenta oggettivamente la quinta colonna degli USA nella regione, con la Turchia, quale estremo baluardo della Nato (recentemente abbiamo assistito ad un ipocrita e vano tentativo di aggressione proveniente da questo avamposto USA, attraverso un bombardamento aereo sulla linea di confine tra i due paesi e che ha causato la morte di un Pasdaran. Cfr. il "Corriere della Sera" del 19/7/1999, pag.10), col Pakistan fortemente filo-statunitense e l'Afghanistan dei Telebani sostenuti e finanziati dalla CIA, l'unico ostacolo all'arrogante disegno imperialista tracciato dagli USA rimane l'Iran.

Di conseguenza, la destabilizzazione della Repubblica Islamica risulterebbe funzionale solo ed esclusivamente agli interessi di potenze straniere favorevoli a creare una spaccatura tra gli alti vertici dello Stato iraniano. Dal tempo della Rivoluzione islamica del 1979, gli Usa ed i sionisti hanno operato in tutte le direzioni per ostacolare lo sviluppo della Repubblica Islamica, utilizzando i mezzi più vili e subdoli: finanziando e sostenendo i gruppi terroristi di opposizione interna quali i "Muhjiaeddin e Khalq", meglio conosciuti come "Munafikun" (gli ipocriti), manovrati e finanziati dalla CIA che, grazie all'appoggio del Congresso statunitense, ha ormai stanziato negli anni milioni di dollari per le attività terroristiche ed eversive di questo gruppo.

Sempre gli Usa hanno armato e finanziato Saddam Hussein perché scatenasse un crudele conflitto contro la Repubblica Islamica dell'Iran, e, sempre dal Pentagono, nel 1991, p arrivato l'ordine al generale ebreo Schwarzkopf di fermarsi davanti a Baghdad e di dimenticare il suo satrapo, poiché la presenza nella regione di Saddam Hussein avrebbe potuto prima o dopo servire in funzione antiiraniana.

Sono ancora gli Stati Uniti che nel 1995 impongono l'embargo nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, in maniera assai simbolica, tramite il galoppino Bill Clinton, davanti al Congresso mondiale ebraico.

Oggi ci riprovano vanamente infiltrando ed aizzando una parte dei giovani studenti iraniani, manipolati e strumentalizzati da elementi antinazionali al soldo di potenze straniere.

Esemplare è la confessione di uno dei rappresentanti studenteschi più attivi negli ultimi anni, Manouchehr Mohammadi, il quale ha ammesso di essere stato in contatto con gruppi fuorilegge sia in Iran che all'estero, di avere agito su indicazioni ricevute durante la sua recente visita negli Stati Uniti e di essersi adoperato per cavalcare il movimento degli studenti per trasformarlo in una rivolta violenta con l'obiettivo di colpire le fondamenta della Repubblica Islamica. Ha ammesso, inoltre, di essere stato in contatto con un agente in Turchia e di essere stato pagato in valuta iraniana e straniera (cfr. "Il Resto del Carlino e "Repubblica" del 21 luglio 1999). Dietro a questi disordini esiste la presenza di elementi vicini ai servizi statunitensi, nondimeno il ruolo fondamentale di organizzazioni israeliane poiché "…il movimento islamico fu sabotato fin dall'inizio dai giudei, i quali si trovano all'origine di tutte le diffamazioni e gli intrighi antiislamici che durano tuttora. (…) Dobbiamo protestare, attrarre l'attenzione di tutti, per far finalmente comprendere al mondo che questi giudei e i loro sostenitori hanno come obiettivo la distruzione dell'Islam e l'instaurazione di un governo mondiale giudaico."1

La migliore risposta a questo sobillatori è venuta dalla manifestazione di solidarietà e di fedeltà del popolo della Repubblica Islamica che ha visto riversarsi per le strade di Teheran centinaia di migliaia di uomini e di donne inneggianti all'Ayatollah Khamenei, Guida Spirituale della Repubblica Islamica e custode dei Sacri princìpi della Rivoluzione.

Ora, la manipolazione delle informazioni attuata dai media sotto il diretto controllo degli apparati del Sistema e tendente a presentare una frattura ai vertici della Repubblica Islamica, risulta essere un ipocrita tentativo di destabilizzare il Paese. Da notare che molti articoli pubblicati sui giornali venivano redatti, non a caso, dagli inviati a Gerusalemme. Questo in Italia come negli altri Paesi europei.

La Guida Khamenei ed il Presidente Khatami non rappresentano due fazioni opposte, non sono i capi di due schieramenti politici opposti; Mohammad Khatami non è il presidente di una democrazia occidentale venduta ai dettami dell'economia e della banca, ma il rappresentante di uno Stato rivoluzionario che traduce in atto le leggi coraniche, vale a dire Leggi divine, immutabili e incontestabili, non sottoponibili al vaglio di artefatte assemblee parlamentari.

Il presidente Khatami è un esponente dell'autorità esecutiva atta a rendere effettive le Leggi divine e a distribuirle al popolo con i frutti di una giusta legislazione.

Nella concezione statuale musulmana sciita, dopo il Governo del Profeta, viene dato compito agli Imam di amministrare la Comunità dei credenti, la Ummah, di fare applicare le leggi, erudire il popolo riguardo la dottrina divina. In assenza di essi, nel periodo dell'occultamento dell'Imam Mahdi, emerge chiaramente il ruolo della Wilayatu 'l-Faqih.

Il Waly Faqi, attualmente l'Ayatollah Seyyed Alì Khamenei, è dunque il Vicario in terra di Dio, colui che per così dire fa le veci per attribuzione divina del Profeta e degli Imam.

"Nell'Islam, governare significa semplicemente tradurre in atto le leggi coraniche, vale a dire le leggi divine. Quindi, il governo islamico non è un governo costituzionale in cui le leggi sono subordinate all'approvazione di individui o di maggioranze."2 Alla luce di quanto considerato, in questo contesto, il ruolo preponderante dell'Ayatollah Khamenei sarà quello di garantire l'integrità e l'unione negli affari interni, impedendo ogni ingerenza straniera e contemporaneamente quella di mantenere l'indipendenza nella gestione dei rapporti politico-diplomatici a livello internazionale.

Da parte sua Mohammad Khatami rappresenta uno Stato Tradizionale organico; si atterrà semplicemente ai principi divini dell'Islam e non farà altro che mantenere ferma la propria intransigenza nei confronti di tutti i nemici dell'Islam e della Repubblica Islamica dell'Iran.

Personalmente confidiamo la nostra fiducia e la nostra più sincera solidarietà all'operato dell'Ayatollah Khamenei, sicuri che saprà gestire con estrema saggezza la situazione, punendo i nemici della Repubblica Islamica e riaffermando davanti al mondo intero la validità delle sempiterna fiamma della Rivoluzione compiuta dall'Imam Khomeyni.

 



Nota

1 e 2: "Citazioni" dei discorsi dell'Imam Khomeyni. Ed. Centro Culturale Islamico Europeo, Roma 1983




Tratto da "Avanguardia" n.163 - Agosto 1999


"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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