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Piangi Israele per il sangue versato!

Da "IL PURO ISLAM"

 

E' lutto! E' lutto a casa di Ibrahim Sarahenen e Majdi abu Wardeh, 25 e 19 anni, giovani martiri di Hamas, immolatisi a Gerusalemme ed Ashkelon. E' lutto in quelle di Islam Muhammad ed Abdel Rahim di Ramallah, ultime vittime islamiche in ordine di tempo.

Eppure i loro parenti hanno appeso un cartello alla porta di casa, indirizzato a chi viene a porgere la propria partecipazione, su cui è scritto: "Non accettiamo condoglianze ma solo congratulazioni!"

Ed offrono all'ospite dolci e caffè zuccherato, come nei giorni di festa, per felicitarsi di una morte trionfale che ha elevato i loro figli alla gloria dell'Eternità, propria ai Martiri della Fede. Presto verranno i soldati sionisti ad arrestare i parenti dei caduti, a sigillare quelle case, a farle saltare in aria per attuare la vendetta biblica che ordina di sterminare gli esseri viventi, animali compresi, a radere al suolo case ed alberi, per portare il deserto, la desolazione nelle terre dei nemici che hanno osato opporsi all'invasione del "popolo eletto" per eccellenza.

Con altrettanta fierezza aveva reagito la madre di Yayash Ayyash, l'ingegnere ucciso dall'esplosione del suo cellulare manomesso dai servizi segreti israeliani, con la collaborazione di un traditore, subito fuggito negli USA. E' stata la scintilla che ha dato fuoco alle polveri.

Ma sono ormai 50 anni, mezzo secolo ed anche di più che la Palestina è in lutto. Dai giorni di Deir Yassin a Sabra e Chatila in Libano fino ad oggi, non c'è famiglia palestinese che non abbia pianto lacrime di sangue per i propri cari massacrati, schiavizzati, deportati, imprigionati, torturati, ridotti alla fame e dispersi ai quattro angoli della terra nella più tragica "pulizia etnica" e diaspora dei tempi moderni.

Tutto questo è avvenuto nel silenzio del mondo, tra omertà e indifferenza, o tutt'al più con qualche ipocrita considerazione umanitaristica, subito seguita dall'incondizionato appoggio alle pretese ebraiche sulla Palestina.

Altre stragi, altri genocidi insanguinano il pianeta a tutt'oggi: dall'ex Jugoslavia al Ruanda, in Cecenia come nello Sri Lanka; centinaia, migliaia, milioni di morti, mutilati, prigionieri, profughi. Per non parlare del dramma palestinese che non ha eguali per durata ed efferatezze compiute.

Eppure ora tutti i "grandi" della terra si lacerano le vesti in segno di lutto per i morti israeliani, a cominciare da quel papa polacco, sempre particolarmente toccato dalle disavventure dei suoi "fratelli maggiori", di fede. Nel frattempo i bombardamenti aerei e i rastrellamenti di "tsahal" sui villaggi sciiti del Libano meridionale continuano a fare decine di morti tra la popolazione civile, liquidati in quattro righe di cronaca sui giornali mondialisti.

Ma noi qui non vogliamo cadere nella trappola della "conta dei morti" e neanche nella ipocrita parificazione dei morti, dove non c'è più distinzione tra vittime innocenti e veri carnefici, gli occupanti invasori. Avanziamo solo alcune fredde valutazioni sugli ultimi eventi, lasciando ad altri trarre le logiche conclusioni.

Intanto notiamo che, nonostante mezzo secolo d'occupazione militare, cinque guerre vittoriose (una per decennio, sei con quella del Golfo Persico), l'appoggio della superpotenza USA e la defezione della lotta dei governi arabi con il tradimento di Arafat, la giunta militare che occupa la Palestina è al punto di partenza! Se non peggio…La potenza sionista, pur con l'appoggio di tutta la diaspora ebraica e il grande capitale internazionale, non è riuscita a piegare la resistenza del popolo in lotta ed anzi subisce l'attacco interno. Anche solo con i sassi i giovanissimi, i bambini della Palestina hanno saputo tener testa ad una potenza superarmata. Più ancora che nel'48 o nel'73, oggi non c'è ebreo che possa dirsi al sicuro nella terra che la sua fanatica perversione "religiosa" continua a considerare propria per diritto divino.

Notiamo, per inciso, che il vero fanatismo integralista non sia quello dei Musulmani ma proprio il sionismo che invoca l'autorità divina dell'occupazione. Strano destino quello di una ideologia modernista, laico-socialista, la cui stessa ragion d'essere non può prescindere da una pretesa "elezione divina"! In fondo dobbiamo riconoscere che sono certo più coerenti quei coloni ebrei, armati di Bibbia e mitra, che, perlomeno, hanno la franca spudoratezza di proclamare apertamente quello che tutti gli israeliani e i sionisti mondiali pensano, ma ipocritamente tacciono.

Lo dicono e lo praticano; come Mery Kahane o quel Baruch Goldstein che nel febbraio '94 massacrò ad Hebron 30 palestinesi in preghiera sulla Tomba dei Patriarchi, dando inizio all'attuale spirale di vendette. Per arrivare all'azione di Ygal Amir che ha liquidato Rabin grazie anche alla "provvidenziale" insipienza dei servizi di sicurezza sionisti. In tale occasione tutti i grandi della terra corsero a rendere omaggio, prosternandosi sulla tomba dell'ultimo "re d'Israele": proprio come previsto dai "Protocolli…" questo "falso storico" così veritiero. Ma tanto sfoggio di potere non riesce più a nascondere la crisi profonda, strutturale ed esistenziale, in atto nel cosiddetto stato d'israele.

Uno stato sempre più razzista, persino verso i propri concittadini di serie b, come ha svelato il clamoroso caso del "sangue infetto" dei falascià etiopi, gettato via di nascosto. Una nazione sulla quale si allunga persino lo spettro della guerra civile interebraica.

Per depistare l'opinione pubblica la stampa mondialista e i governi arabi occidentali accusano Siria, Libia, Sudan e soprattutto l'Iran islamico di finanziare e supportare il terrorismo. Si nega l'evidenza dell'origine autoctona della lotta di liberazione palestinese.

In verità l'entità sionista, superpotenza nucleare, cerca scuse per un'aggressione internazionale sotto copertura USA contro le centrali atomiche di Teheran. Un'eventuale atomica iraniana toglierebbe ai sionisti l'esclusività del ricatto termonucleare in Medio Oriente, ponendo tutti gli arabi sotto la protezione difensiva della Repubblica Islamica dell'Iran. I bombardamenti ebraici su Baghdad e l'invasione americana dell'Iraq sono espliciti precedenti in materia. Ma gli attentati di Qods (Gerusalemme), Tel Aviv, ecc. hanno definitivamente sepolto la montatura giudaico-statunitense del "processo di pace", voluta da Clinton per assicurarsi la rielezione con l'appoggio della potente lobby ebraico-statunitense.

Si è così disvelata la vera natura del tradimento di Arafat, che ha letteralmente venduto la sua gente per salvare il proprio potere personale minato da improvvise scelte di campo. L'"Autonomia Palestinese" su pochi lembi di territorio, staccati l'uno dall'altro e circondati dal cosiddetto Israele e dagli insediamenti ebraici dei coloni senza confini con gli altri stati arabi, è un "monstrum" giuridico e geopolitico il cui unico scopo era quello di rinchiudere i palestinesi stessi in ghetto miserabile, controllato dal kapò di Arafat; o, se preferite, in una riserva Pellerossa da utilizzare come serbatoio di mano d'opera schiavistica e a bassissimo costo, per permettere agli opulenti padroni sionisti di mantenere un tenore di vita occidentale nonostante le sproporzionate spese militari. Farli lavorare per comprare le armi dei propri aguzzini. Il leader storico di Al Fatah si è trasformato nel primo collaborazionista dello Shin Bet, carceriere e boia del suo stesso popolo.

La persecuzione dei residenti islamici spinge così i palestinesi alla guerra fratricida, a tutto vantaggio dell'occupante. Un piano che la destra ufficiale dell'entità sionista che occupa la Palestina sembra oggi poter portare a compimento, profittando dello shock emotivo e del senso d'insicurezza.

E' certamente singolare che i più decantati servizi di sicurezza del mondo, sia civili che militari, interni ed esterni, siano stati colti di sorpresa tanto dall'uccisione di Rabin quanto dall'offensiva di Hamas e della Jihad islamica, dopo averla provocata in tutti i modi, fino agli infami assassini di Ascicachi e Ayyash. La spaccatura conseguente all'eliminazione di Rabin si ricompatta attorno alle posizioni più estremiste di Nathanyau ed oltre, tanto da costringere lo stesso Peres a proporre il governo di unità nazionale d'emergenza, sconfessando in pratica il predecessore. E questo mentre l'ebraismo della diaspora fa quadrato attorno all'entità politica che occupa la Palestina. Per non parlare dell'appoggio ai politici di tutto il mondo, tra i quali gli italiani, dall'estrema destra all'estrema sinistra, si "distinguono", come al solito, per servilismo pre-elettoralistico.

Ma c'è di più e peggio. Alla faccia dell'"autonomia palestinese" l'esercito e la polizia con la stella di davide entrano come, dove e quando vogliono nei "territori" appena ieri abbandonati, per arrestare, deportare, uccidere a volontà; come e più di prima, ma stavolta con la connivenza dei collaborazionisti di Arafat che, ormai squalificato, si nascondono dietro i sionisti per salvarsi la posizione e certo anche la pelle.

Le città e le terre arabe saranno circondate da una "fascia di sicurezza" di 2 km, ovviamente sottratti loro ( e con soli 18 punti di passaggio in mano ebraica) e con tanto di filo spinato, recinti e sofisticati detonatori elettronici.

Clinton ha già promesso ogni forma di aiuto tecnico e finanziario, 100 milioni di dollari, 160 miliardi di lire tanto per cominciare.

L'entità sionista alza il muro tra se e i palestinesi, dopo che Arafat ce li ha spinti dentro con la falsa promessa di libertà in uno stato proprio in cambio della rinuncia al resto della Palestina occupata. L'85% degli israeliani è favorevole alla pulizia etnica, alla ghettizzazione palestinese quale premessa alla liquidazione stessa del popolo arabo di Palestina.

L'economia dei "territori" rinchiusi nel filo spinato sarà a completa discrezione dei vincitori ebrei. Tutt'al più sarà concesso il passaggio di quei lavoratori schiavi che per non morire di fame andranno a costruire le case degli ebrei e a coltivare la terra per loro; questo almeno fino a quando non sarà ultimato il piano di sostituirli con lavoratori stranieri dell'Est Europa. L'etnocidio palestinese sarà allora cosa fatta tra l'indifferenza ed anzi con l'approvazione del mondo intero.

Neanche gli yankees nordamericani erano arrivati a tanto nei confronti delle popolazioni autoctone dell'America pre-colombiana. Non per nulla gli USA si considerano la "seconda Israele"!

Ed intanto gli integralisti ebrei più fanatici, i "Fedeli del Monte del Tempio" attendono il giorno prossimo in cui potranno distruggere impunemente la Moschea di Al-Aqsa e l'Haram al Sharif, il Nobile Santuario dei Musulmani sul Monte Moria, per ricostruire il terzo tempio d'israele. Al di là delle contingenze storiche e anche oltre il sangue versato, la verità è che oggi in Palestina, all'alba del terzo millennio dell'era cristiana ormai al tramonto, è in corso uno scontro mortale con proiezione planetaria. E questo fa la differenza tra questo e tutti gli altri conflitti mondiali. Sono due concezioni della vita e del mondo a confronto. In questo lembo di terra, unico per la sua storia, per le fedi che vi sono sorte, per la posizione geostrategica tra i tre continenti e i mari con le rotte petrolifere nel cuore "verde" del Dar al Islam si gioca non solo i destini dei palestinesi e degli ebrei; è il futuro stesso dell'umanità in discussione per il prossimo millennio.

E' in atto uno scontro a livello metafisico tra l'Islam e la miscredenza di cui gli episodi di "guerra guerreggiata" sono le manifestazioni esteriori di qualcosa che travalica la volontà dei singoli individui. Pertanto, la libertà della Palestina e di tutto il Dar al Islam è anche e soprattutto un problema della Comunità Islamica così come lo è per il "nemico dell'uomo". Sulla pietra angolare della Roccia del Tempio, dove i Musulmani pregano e gli ebrei piangono, si misurano i fronti contrapposti che arrivano fino a Washington e a Mosca, a Berlino e a Teheran, ovunque.

L'appuntamento per la battaglia finale, sotto la Guida del 12° Imam al Mahdi, che Allah affretti la sua manifestazione, è fissato accanto al muro della Ka°bah. Questo evento segnerà la vittoria finale dell'Islam. Ed è per questo che di fronte ai recenti fatti di sangue nella Palestina occupata, rispondiamo con i padri e le madri dei martiri avvolti nei bianchi sudari del martirio: "Non accettiamo le condoglianze, ma solo congratulazioni!".

 




"IL PURO ISLAM "
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"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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