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La Palestina rimarrà Palestina

Questo articolo, tratto dal mensile "Le Message de l'Islam" (P.O. Box n.14155-3988, Teheran, Repubblica Islamica dell'Iran), rivista culturale iraniana - contiene il testo della dichiarazione finale della "Conferenza per il sostengo della Rivoluzione Islamica del popolo palestinese". Essa rappresenta una proposta antagonista nei confronti della sedicente "Conferenza di pace per il Medio Oriente", ovvero del tentativo di formale 'legittimazione' mondialista dell'occupazione ebraica della Palestina.

I soldati politici della comunità politica di "Avanguardia" aderiscono idealmente e sottoscrivono politicamente il contenuto del documento che segue.
La redazione di "Avanguardia"


Dal 19 al 22 ottobre 1991 si è tenuta a Teheran la più grande assise islamica per il sostegno della causa palestinese.

Il congresso internazionale di appoggio alla Rivoluzione Islamica del popolo palestinese, ha riunito più di 400 partecipanti (ministri, presidenti di assemblee parlamentari, intellettuali, filosofi, capi di partito, deputati, giuristi, rappresentanti di movimenti religiosi) provenienti da oltre 50 nazioni: Egitto, Giordania, Libano, Algeria, Bangladesh, Afghanistan, Burkina Faso, Marocco, Russia, Pakistan, Svezia, Francia, Svizzera, Senegal, Nigeria, Mauritania, Namibia, Sud Africa, ecc…

In un atmosfera serena ma, alle volte, anche agitata, in ragione delle diverse tendenze, i partecipanti hanno valutato attentamente gli apporti morali, finanziari, tecnici e intellettuali che saranno destinati a sostenere questo popolo impegnato nella lotta rivoluzionaria di liberazione contro il nemico sionista.

Hachemi Rafsanjani, Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, ha inaugurato la seduta ricordando gli obiettivi essenziali di questa conferenza e riaffermando che la Palestina sarà sempre la Palestina, e che ai sionisti non resterà che ritornare da dove sono venuti. Gli Stati Uniti hanno commesso un grave errore strategico sostenendo acriticamente Israele, fatto che ha provocato la collera di un miliardo di musulmani, "collera di giorno in giorno più grande" &emdash; ha dichiarato Rafsanjani.

Quando risuona il nome di Beyt-al-Moqqadas, più di un miliardo di musulmani fremono. Come si possono, allora, far arrivare ebrei dall'Albania, dal Sudan, dall'Etiopia, dalla Russia, per installarli in Palestina?

Karrubi, presidente dell'Assemblea consultiva islamica, ha aperto i lavori della Conferenza. Tre comitati sono stati istituiti per proporre soluzioni concrete, che sono state successivamente ratificate dalla totalità dei partecipanti nel quadro di una risoluzione finale. La Conferenza ha posto l'accento soprattutto sull'importanza del problema palestinese, che rappresenta il maggior problema del mondo islamico. Essa considera il regime sionista come un'entità fittizia e illegittima, e il suo insediamento nel cuore del mondo islamico come una cospirazione premeditata dal sionismo internazionale e dall'arroganza imperialista dei nemici dell'Islam, nonché come un trampolino di lancio rivolto alla realizzazione degli scopi sionisti. Essa ha sottolineato la necessità di creare un fondo che sarà alimentato da tutti i governi dei paesi islamici al fine di sostenere l'Intifada; inoltre ha auspicato la creazione di centri universitari e industriali che accolgano i giovani palestinesi ravvisandone le speranze di lotta.

Essa ha esortato gli uomini di lettere, poeti, scrittori, intellettuali, ad ingaggiare un Jihad culturale. Infine, i congressisti hanno insistito per la creazione di un'armata di liberazione di Qods, nell'ambito della quale sarà organizzata ogni attività difensiva contro il nemico sionista.

Per concludere, la Conferenza, la cui dichiarazione finale consta di 28 punti, ha considerato le dichiarazioni relative alla funzione-guida della Rivoluzione Islamica come un documento ufficiale della Conferenza, ed ha altresì confermato la necessità di creare comitati permanenti nei parlamenti dei paesi islamici, i cui lavori saranno coordinati da un segretariato permanente che sarà costituito a Teheran.

La dichiarazione finale della "Conferenza per il sostegno della Rivoluzione Islamica del popolo palestinese", è stata approvata all'unanimità dai 400 partecipanti alla seduta plenaria del 22 ottobre 1991. Questa risoluzione, articolata in 28 punti, segna la storia contemporanea della Nazione Islamica, che, per la prima vota, si è raccolta intorno ad un'unica bandiera: quella della lotta contro il comune nemico: il sionismo.


Ne riportiamo, di seguito, il testo integrale:

  1. La Conferenza considera il problema palestinese come il problema più importante del mondo islamico e sottolinea la necessità di spiegare uno sforzo comune da parte di tutte le nazioni, dei parlamenti e degli Stati islamici al fine di realizzare le legittime aspirazioni del popolo palestinese.

     

  2. La Conferenza considera il regime sionista come un'entità fittizia e illegittima, e il suo insediamento nel cuore del mondo islamico come una cospirazione premeditata dal sionismo internazionale e dall'arroganza imperialista dei nemici dell'Islam e delle nazioni musulmane, nonché come un trampolino di lancio per realizzare gli obiettivi del sionismo.

     

  3. La Conferenza riconosce il diritto storico e la sovranità del popolo palestinese sull'intero territorio della Palestina, e sostiene fermamente le profonde radici della lotta del popolo palestinese per la totale liberazione dei territori occupati; per la eliminazione della presenza sionista; per la edificazione di uno stato palestinese indipendente.

     

  4. La Conferenza condanna fermamente la prassi criminale del regime razzista sionista di Al Qods al Sharif, capitale dello Stato della Palestina, così come la distruzione delle reliquie islamiche della moschea di Al Aqsa, maggiore Qibbah dei musulmani e degli altri luoghi islamici; questi fatti snaturano l'identità culturale e squilibrano la struttura demografica del popolo palestinese.

     

  5. La Conferenza, invitando tutte le forze palestinesi combattenti a rinforzare nei fatti l'unità nella resistenza contro il nemico sionista, ha considerato la parola "unità" come il segreto della vittoria.

     

  6. La Conferenza condanna il crudele trattamento riservato dal regime sionista ai residenti nei territori occupati e giudica legittima la continuazione della lotta armata dei popolo oppressi di questi territori contro le forze di occupazione.

     

  7. La Conferenza, sottolineando la necessità di liberare tutti i prigionieri e tutti gli ostaggi detenuti dal regime di occupazione, condanna il sequestro degli ostaggi, l'espulsione e la deportazione dei residenti nei territori occupati ad opera del regime sionista.

     

  8. La Conferenza invita i paesi islamici a costituire, nell'ambito delle proprie unità militari, sezioni permanenti che concorreranno alla formazione dell'armata di liberazione di Qods, nonché a mantenersi pronti al fine di partecipare attivamente alla campagna islamica di difesa contro il nemico sionista.

     

  9. La Conferenza condanna le reiterate aggressioni del regime sionista contro il Libano e le sue azioni criminali contro il popolo di questo paese, onorando altresì i martiri della resistenza islamica e nazionalista del Libano e sostenendo fermamente la continuazione della lotta incessante di questo popolo contro il regime sionista aggressore.

     

  10. La Conferenza condanna l'alleanza strategica, politica, militare ed economica degli Stati Uniti con il regime sionista, il quale rappresenta il fattore più importante nella continuazione della politica di aggressione contro le nazioni islamiche e contro il popolo oppresso della Palestina. Inoltre, essa considera ogni tentativo volto a sostenere la politica statunitense nella regione come contrario alla causa palestinese e alla realizzazione delle sacre aspirazioni del popolo palestinese e delle nazioni musulmane.

     

  11. I partecipanti condannano gli sforzi spiegati dagli Stati Uniti per tenere la sedicente conferenza di pace per il Medio Oriente &emdash; continuazione degli accordi di Camp David -, considerata come un nefasto e pericoloso complotto mirante alla distruzione della Rivoluzione palestinese; essi esortano i paesi islamici e arabi, così' come tutte le forze rivoluzionarie e islamiche ad ergersi contro ogni cospirazione, respingendo gli sforzi di conciliazione tendenti al riconoscimento ufficiale del regime di occupazione sionista.

     

  12. La Conferenza deplora l'evidente indifferenza del Consiglio di Sicurezza nei confronti delle atrocità e delle reiterate aggressioni del regime sionista nei confronti dei paesi islamici, considerando ciò come una flagrante violazione delle regole del diritto internazionale sia all'interno che all'esterno della Palestina occupata, unitamente con le selettive discriminazioni che favoriscono i focolai di tensione nel mondo. Essa considera l'atteggiamento delle Nazioni Unite come una violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei diritti dell'uomo.

     

  13. La Conferenza condanna recisamente gli sforzi intrapresi dagli Stati Uniti presso le Nazioni Unite al fine di modificare la Risoluzione dell'Assemblea generale n°3379 del 1975, la quale considera questo tentativo come un tentativo di ammissione del regime sionista nella comunità internazionale al fine di uscire dal suo isolamento internazionale.

     

  14. La Conferenza condanna il piano statunitense di disarmo del Medio Oriente in quanto accordo fraudolento destinato ad indebolire la forza militare dei paesi islamici e a rinforzare le forze armate di aggressioni del regime sionista, richiamando altresì tutti i paesi islamici ad intensificare i propri sforzi nel senso di una più grande Ummah e al fine di costituire una forza difensiva del mondo islamico contro le arroganti minacce delle potenze mondialiste.

     

  15. La Conferenza condanna categoricamente la presenza espansionistica degli Stati Uniti nella delicata regione del Golfo Persico, nonché ogni forma di collaborazionismo mirante a perpetuare questa presenza; considera una tale presenza come un fattore di dissuasione che impedisce alle nazioni musulmane della regione di attendere alle loro aspirazioni islamiche e, in special modo, di mirare alla liberazione della Palestina.

     

  16. La Conferenza considera l'immigrazione degli ebrei sovietici e di altri ebrei verso la Palestina, unitamente con l'insediamento di colonie ebraiche, come un tentativo volto ad alterare la composizione demografica e l'identità islamica di quelle terre; condannando radicalmente questa azione, esprime la propria costernazione in relazione al ruolo svolto dagli Stai Uniti in questo sinistro movimento, incita i governi islamici e le forze libere e rivoluzionarie, così come quelle islamiche, al fare il possibile al fine di contrastare questo movimento, disapprovando inoltre quei governi che offrono loro collaborazione.

     

  17. Ricordando i recenti sviluppi, la Conferenza deplora che taluni paesi abbiano capitolato di fronte alle pressioni degli americani stabilendo relazioni con il regime sionista; mette in guardia contro le pericolose conseguenze legate alle cattive intenzioni del regime razzista-sionista nei confronti dell'umanità, e dichiara che ogni forma di contatto e di avvicinamento al nemico si pongono contro gli interessi e i voti delle nazioni del mondo in generale e dei musulmani in particolare.

     

  18. Dati gli importanti mezzi di cui dispone il regime sionista espansionista al fine di penetrare e di approfittare delle debolezze della maggioranza dei paesi del mondo, la Conferenza, condannando questa politica, richiama tutti i paesi musulmani al boicottaggio delle compagnie e delle istituzioni plutocratiche affiliate al sionismo.

     

  19. La Conferenza delibera la creazione di un segretariato generale. Questo segretariato comprenderà i membri dei parlamenti islamici, i gruppi e le personalità attive negli affari islamici. La Conferenza ha demandato alla Repubblica Islamica dell'Iran la costituzione di questo segretariato a Teheran. Il dovere di questo segretariato permanente sarà quello di adottare regole internazionali di procedura, così come di mobilitare le organizzazioni necessarie al fine di applicare le deliberazioni di questa Conferenza.

     

  20. La Conferenza richiama la necessità di formare comitati permanenti nei parlamenti dei paesi islamici al fine di concentrare ogni sforzo materiale e spirituale in vista del sostegno della causa palestinese, e coordinando, inoltre, tali sforzi nel quadro del segretariato permanente della Conferenza.

     

  21. La Conferenza chiede a tutti i parlamenti dei paesi islamici di ratificare le leggi che siano funzionali alle garanzie dei diritti dei Palestinesi residenti nei loro paesi e di proteggere la loro dignità umana.

     

  22. Considerando la necessità di condurre il Jihad contro il regime sionista e ricordando ai parlamenti dei paesi islamici le proprie responsabilità nei confronti della lotta per la causa palestinese &emdash; la Conferenza rileva la necessità di istituire un fondo amministrato dai governi dei paesi islamici alla scopo di sostenere l'Intifada.

     

  23. La Conferenza sottolinea la necessità di costituire un fondo islamico per la Palestina con fondi provenienti dalle nazioni islamiche al fine di sostenere il popolo oppresso della Palestina e l'Intifada.

     

  24. La Conferenza si rivolge a tutti gli uomini di lettere, poeti, scrittori, intellettuali e artisti del mondo islamico allo scopo di avviare un Jihad culturale che sostenga la causa palestinese e l'Intifada.

     

  25. Allo scopo di far ascoltare la voce della nazione palestinese oppressa e di coordinare l'attività di mediazione svolte dai paesi islamici con riferimento alla questione palestinese, la Conferenza sottolinea la necessità di organizzare regolarmente incontri dei media di questo paese, incontri che la Conferenza denominerà sotto il nome di stampa islamica per il sostegno della causa palestinese.

     

  26. La Conferenza ha reso omaggio all'anima del grande leader della Repubblica Islamica dell'Iran, l'Imam Khomeyni, elogiando le sue tesi e i suoi punti di vista riguardanti la causa palestinese e sostenendo la sua iniziativa di dichiarare l'ultimo venerdì del mese sacro del Ramadan come "giorno internazionale di Qods"; ha inoltre esortato tutti i paesi musulmani a fare il possibile per onorare questo giorno, organizzando cerimonie per questa occasione e creando le condizioni favorevoli per mobilitare i sentimenti delle nazioni musulmane in favore della causa palestinese.

     

  27. La Conferenza incarica il segretariato permanente affinché adotti le disposizioni necessarie finalizzate all'applicazione delle misure sopracitate, riferendone inoltre i risultati ai partecipanti della prossima sessione.

     

  28. I partecipanti alla Conferenza esprimono il loro vivo ringraziamento alla Guida della Rivoluzione Islamica, Sua Eccellenza l'Ayatollah Khamenei, considerando le sue dichiarazioni del 17 ottobre 1991, come documento ufficiale della Conferenza.

E' bene sottolineare che la Conferenza tenutasi a Teheran dal 19 al 22 ottobre 1991, fa seguito ad una legge per il sostegno della Rivoluzione Islamica del popolo palestinese, votata all'Assemblea Islamica della Repubblica Islamica dell'Iran, nel corso della seduta pubblica di mercoledì 19 aprile 1990.

In questa legge, il primo articolo ha stabilito che una conferenza fosse organizzata al fine di approfondire e di potenziare ogni attività di sostegno nei confronti del popolo palestinese.

Parimenti si chiede alla Fondazione dei Martiri della Rivoluzione Islamica e a quella degli Invalidi di guerra di proteggere, con ogni mezzo, gli invalidi e i prigionieri di guerra dei territori occupati.

Allo stesso modo, il Ministero della Cultura, dell'Insegnamento superiore, della salute e dell'insegnamento medico, sono stati pregati di riservare una quota annuale che garantisca l'insegnamento ad un certo numero di volontari palestinesi presso le università del paese.

Il ministero degli Affari Esteri ha proceduto alla stesura della lista completa delle società sioniste al fine di facilitarne il boicottaggio. Infine, questa legge riconosce Gerusalemme come patria e centro del governo islamico della Palestina in esilio e domanda alle competenti istanze iraniane di sostenere, sul piano dei media, la Rivoluzione Islamica della Palestina.

 




Tratto da "Avanguardia" n.85, Dicembre 1992 - Cas.Postale 170 - 91100 Trapani



"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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