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La Repubblica Islamica dell'Iran e l'ipocrisia statunitense

di Manuel Negri

 

 

La disinformazione, la cattiva e la falsa propaganda occidentale nei confronti dell'Islam e, in particolar modo, nei riguardi della Repubblica Islamica dell'Iran, risulta far parte di un più ampio disegno strategico intessuto dal Sistema giudaico-mondialista, volto alla destabilizzazione e ad un ipotetico indebolimento della compattezza della Repubblica Islamica.

Recentemente, le consultazioni elettorali per il rinnovo del Majlis, hanno favorito i più 'frivoli favoleggiamenti' e le 'melliflue analisi' da parte degli 'scribacchini' benpensanti dei 'grandi' organi di (dis)informazione. All'opinione pubblica occidentale, completamente ignorante e volutamente male informata della realtà iraniana, la campagna elettorale è stata presentata come una sfida tra conservatori e riformisti, come se si trattasse di una contrapposizione tra due schieramenti antagonisti, sulla falsa riga di un bipolarismo di stampo anglosassone. Niente di più falso.

Innanzitutto, non è possibile giudicare la politica di uno Stato come la Repubblica Islamica dell'Iran utilizzando i 'parametri' delle democrazie parlamentari dell'occidente. "Il governo islamico non è affine agli attuali sistemi di governo. (…) Il governo islamico non è dispotico, bensì costituzionale. Tuttavia, non è costituzionale nel significato corrente della parola, che si riferisce al sistema parlamentare o ai consigli del popolo. E' costituzionale nel senso che coloro i quali hanno la responsabilità degli affari pubblici osservano un certo numero di condizioni e di norme sottolineate nel Corano e nella Sunna, in cui si esprime la necessità di prestare osservanza al sistema islamico e di applicare i dettami e le leggi dell'Islam. Ecco perché il governo islamico è il governo della Legge divina."1

In merito alle ultime consultazioni elettorali, occorre rilevare che in Iran non esistono schieramenti contrapposti che perseguono obiettivi diversi; ogni candidato, precedentemente sottoposto al Consiglio di Vigilanza, concorre al bene del Paese e "in considerazione del fatto che la Rivoluzione Iraniana ha avuto una natura integralmente islamica, le leggi del Paese debbono senza eccezione essere conformi ai precetti rivelati dall'Islam."2 Ha perfettamente colto l'essenza della Repubblica islamica il mondialista E.Luttwak che, in risposta agli 'improvvisati editorialisti', convinti dell'imminente cambiamento in Iran, ha così espresso il proprio pensiero: "una cosa possiamo dire con certezza a proposito dell'Iran. Subito dopo le elezioni e nonostante la massiccia vittoria dei riformisti, la sua politica non cambierà molto. Il motivo è immediatamente comprensibile, se si considera la costituzione Islamica che restringe seriamente i poteri del Majlis, il Parlamento."3

Questo perché il Consiglio di Vigilanza è incaricato di verificare la concordanza fra le leggi approvate dal Parlamento ed i Principi dell'Islam; tale consiglio, composto da sei giuristi e sei giurisperiti viene nominato dal waly faqi, la Guida del Paese, attualmente l'Ayatollah Sayyed Alì Khamenei, massima autorità dello Stato, detentore delle decisioni in politica estera e capo supremo delle Forze Armate.

"Secondo la Costituzione della Repubblica Islamica dell'Iran, in assenza dell'atteso Imam al-Mahdi (che Dio affretti la sua apparizione) la Guida (Imamato) del paese è affidata ad un probo giurisperito, conscio dei problemi del mondo contemporaneo, in grado di amministrare il paese ed accettato come tale dalla maggioranza della popolazione."4 Popolazione che, in occasione delle consultazioni elettorali, ha dato adito al fatto di credere fortemente nelle istituzioni, con un'affluenza alle urne elevatissima, percentuali che in tutto l'Occidente non si raggiungono da anni, poiché il popolo, ormai stanco di una corrotta classe politica, non crede più nelle istituzioni. Gli elettori iraniani hanno largamente appoggiato uomini come Reza Khatami, fratello del Presidente della Repubblica, etichettato dai media occidentali come un 'democratico riformatore' e nemico dell''ultraconservatore' Khamenei.

Anche in questo caso viene palesata la totale ignoranza e la completa disinformazione della realtà iraniana, così come era apparso al tempo dell'elezione alla Presidenza della Repubblica Islamica di Mohammad Khatami.

Reza Khatami appartiene alla generazione che appoggiò con entusiasmo la Rivoluzione contro il regime dello scià, guidata dall'Imam Khomeyni; partecipò in prima persona alla guerra contro l'Iraq, e, come il fratello, è un continuatore della politica dell'Imam Khomeyni.

Zarah Khomeyni, figlia dell'Imam, in un'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" del 20 febbraio scorso dichiara: "siccome la gente ama il Presidente, pensano che anche il fratello Mohammad Reza seguirà quella via. Sarà il futuro a dimostrarlo(…) Non ci sono state trasformazioni contrarie al pensiero dell'Imam. Ciò che il presidente Khatami dice o fa non è contrario a quelle idee."

L'Iran è un Paese libero, indipendente e sovrano, non soggetto ai dettami di alcuna organizzazione transnazionale non governativa; un Paese che conduce liberamente una politica estera funzionale ai propri interessi e non a quelli di una multinazionale qualsiasi. Una nazione che adotta una politica economica improntata ai bisogni del proprio popolo.

Ma la libertà di questo Paese viene attaccata dall'esterno, da gruppi ostili alla Rivoluzione, finanziati e sostenuti dall'Occidente giudaico-mondialista. Questo perché, come afferma il Presidente Khatami: "Il sistema che ci è ostile, non tollera le società diverse da se stesso, e tenta di stroncare sul nascere tutti i movimenti indipendenti. Per l'Occidente nulla vale, se non il proprio tornaconto; e se una popolazione volge le spalle ai suoi valori o si rifiuta di servire i suoi interessi, essa concentra tutte le proprie notevolissime capacità nell'impegno di costringerla ad arrendersi pena, in alternativa, rischiare l'annientamento locale. Questa è la precisa spiegazione del perché la nostra Rivoluzione sia stata costretta a fronteggiare ondate di cospirazioni e pressioni sin dal momento in cui è sorta."5 I gruppi di opposizione presenti in Iran, hanno tentato, fin dall'estate, di destabilizzare la situazione interna iraniana, giungendo perfino a compiere attentati dinamitardi nei giorni precedenti le consultazioni elettorali.

Il 5 febbraio è stato attaccato a colpi di mortaio il palazzo presidenziale a Teheran. Il 13 marzo scorso, i "Mujaheddin del popolo" hanno rivendicato un attentato contro il quartier generale dei Pasdaran. Nonostante gli attacchi terroristici interni, malgrado le pressioni diplomatiche internazionali e l'isolamento economico-commerciale voluto da Israele e dagli Stati Uniti, l'Iran, grazie alla propria compattezza ed alla propria pragmaticità ha saputo tessere importanti relazioni con diversi Stati europei i quali, in primis l'Italia, seguendo i propri naturali interessi geopolitici ed economici hanno provocato un grave smacco agli Stati Uniti. Occorre dare merito al ministro degli Esteri Lamberto Dini che, ottimo continuatore ideale della politica estera mediorientale condotta da Andreotti, ha potuto ampliare l'apertura di credito verso il governo di Khatami sottolineando il fatto che "l'Iran abbia la capacità e la volontà di essere un paese libero, divenendo un punto di riferimento per l'area mediorientale."6

Gli Stati Uniti, scavalcati dall'Europa, hanno cercato recentemente di rimediare annunciando ipocritamente a possibili allentamenti all'embargo economico-commerciale nei confronti della Repubblica islamica.

Il governo statunitense da una parte tende una mano verso l'Iran, dall'altra sostiene i gruppi di opposizione con lo scopo di destabilizzare la nazione iraniana. L'ebrea Magdeleine Albright, segretario di Stato statunitense, ha annunciato "lo smantellamento delle sanzioni economiche globali che il Presidente Reagan impose all'Iran nel 1985. (…)Madeleine si è scusata con il regime degli ayatollah per due importanti colpe dell'America nei confronti dell'Iran. Due colpe storiche: il sostegno di Washington nel 1953 al contro colpo di Stato a Teheran, che restituì allo Scià Reza Pahlevi i poteri che gli erano stati tolti dal primo ministro Mossadeq, fautore della nazionalizzazione delle aziende petrolifere angloamericane; restaurazione che portò poi alle brutali repressioni da parte della monarchia. E l'appoggio fornito dal governo di Washington a quello di Bagdad negli anni ottanta, durante la 'guerra degli otto anni' fra Iran e Iraq"7. Non a caso, queste ipocrite e melliflue 'aperture' sono state avanzate alla vigilia della conferenza dell'Opec, ove gli Stati Uniti avevano tutto l'interesse a convincere l'Iran ad adeguarsi alle scelte 'imposte' agli altri paesi arabi, poiché il caro-petrolio rischierebbe di rallentare l'espansione economica dei paesi dipendenti dagli approvvigionamenti petroliferi del Golfo, tra cui gli europei, ma soprattutto gli Stati Uniti. Lo stesso Bijam Namdar Zanganeh, ministro iraniano del petrolio, ha avuto questo sentore: "Gli Stati Uniti cercano di intimidirci. Non ci riusciranno…"8. Una risposta decisa giunge come sempre dell'Ayatollah Khamenei, il quale respinge le aperture nei confronti dell'Iran.

"La proposta americana è un inganno e mira a mantenere lo stato di inimicizia nei nostri confronti", ha detto Khamenei riferendosi alla così detta "diplomazia del caviale".

"Le confessioni degli Usa in merito al loro sostegno alla famiglia dello Scià e all'Iraq durante la guerra del 1980-88 sono tardive e non compensavano in alcun modo i danni subiti dalla nazione iraniana", ha continuato Khamenei secondo cui "gli Stati Uniti si comportano come dei vandali: erano, sono e rimarranno il proprio nemico"9.

 

 




NOTE

1) Ayatollah Khomeyni, "Il Governo Islamico", LedE, Roma 1980, p.69
2) Uno sguardo alla Repubblica Islamica dell'Iran, a cura del Ministero degli Affari esteri della Rep. Islamica dell'Iran
3) E. Luttwak "Iran, piano con la democrazia", il Resto del Carlino 24 febbraio 2000
4) Come nota 2, p.57
5) Mohammad Khatami "Religione, libertà e democrazia", Ed.Laterza, Bari 1999, p.149
6) Il Resto del Carlino, 6 marzo 2000
7) Il Giornale, 18 febbraio 2000
8) Il Resto del Carlino, 26 marzo 2000
9) Il Corriere della Sera, 26 marzo 2000

Tratto da "Avanguardia" (n. 170, marzo 2000) - Cas.postale 170 - 91100 Trapani

 




"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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