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INTERVISTA A AHMED RAMI  

Nota della redazione di "Avanguardia" alla traduzione di stralci dell'intervista rilasciata da Ahmed Rami al giornale algerino "Le Jeune Indépendant" del 19-25 novembre 1991, pubblicata sul numero di ottobre del 1992 dal mensile italiano e che qui sotto riproponiamo ai lettori.


Al di là della forma antropologica che ne contraddistingue l'esistenza individuale sul piano storico temporale Ahmed Rami rappresenta una figura simbolica che incarna esemplarmente il significato spirituale ed etico, politico e culturale, sotteso alle coordinate ''strategiche'' del progetto Eurasia-Islam. Rami è la conferma 'vivente' della 'combatibilità' politico-religiosa ed antropologica che, nell'ambito della comune battaglia contro il nemico dell'uomo, esiste fra i combattenti antimondialisti arabo-musulmani e i nazionalrivoluzionari delle terre d'Europa. L'identità araba, la forma religiosa islamica e la volontà militante antisistema trova organica 'composizione' simbolica nel 'punto' umano di convergenza che identifichiamo nel mujahidin anti-mondialista Ahmed Rami. Egli è un esempio politico che smentisce la pregiudiziale limitazione territoriale a cui si richiamano coloro che negano ai mujahidin la legittimità di condurre la battaglia antimondialista anche in terre d'Europa.

Ahmed Rami vive in Svezia dopo essere stato condannato a morte in contumacia dal governo filo-sionista di Rabat, a causa della sua milizia antimondialista che lo annovera fra i capi dell'opposizione islamica in Marocco. In Svezia, a Stoccolma, Rami ha fondato Radio Islam, un'emittente che ha subito 'attirato' le persecutorie 'attenzioni' dell'internazionale ebraica.

Nel marzo 1988, a carico di Rami, sostenitore della corrente storiografica revisionista, sarà avviata un'inchiesta, a proposito del quale, sul giornale svedese "Syd-Svenska Dagbladet", l'ebreo Per Ahlmark dichiarerà: "L'inchiesta su Radio Islam è una vittoria per noi, che siamo riusciti ad avere le autorità dalla nostra parte". Dopo due processi-farsa condotti sulla base d'accusa di…"mancanza di rispetto" (missakting) nei confronti della razza ebraica, Rami è stato condannato alla pena di sei mesi di reclusione. Non appena uscito dal carcere, ha ripreso la battaglia antimondialista partecipando alla Conferenza sulla Palestina tenutasi in Iran il 4-7 dicembre 1990, durante il quale l'Ayatollah Khamenei, Guida spirituale della Repubblica Islamica dell'Iran, ha incitato i Musulmani affinché smascherino la menzogna propagandistica ebraica dell'"olocausto" mediante l'approfondimento degli studi storici e la diffusione di produzioni cinematografiche. Il 29 marzo 1991 ha partecipato al convegno revisionista di Monaco di Baviera insieme a Faurisson, Roques, Stäglich e Leuchter, mentre nell'ottobre successivo si è recato in Iran, dove ha tenuto una conferenza sul tema storiografico-revisionista.

Nonostante un nuovo processo a suo carico, che si terrà entro il presente anno, la "Revue d'Historie Rèvisionniste" ha potuto affermare che "…l'eccezionale determinazione di Ahmed Rami e la sua capacità di diffondere le sue idee sono un esempio per i revisionisti del mondo intero".

Nella figura di Ahmed Rami, noi soldati politici nazionalrivoluzionari europei riconosciamo e onoriamo la forma guerriera del militante mujahidin antimondialista.

 "Avanguardia"

 


Vi è un'unica soluzione giusta (non una capitolazione dei Musulmani e una vittoria ebraica) che possa porre definitivamente termine al problema del colonialismo sionista. L'attuale supremazia coloniale ebraica e la debolezza tecnologica dei Musulmani possono solo essere, storicamente, passeggere e contingenti. La soluzione definitiva del problema posto da un'occupazione può consistere soltanto nella decolonizzazione e nell'evacuazione dell'occupante. Né la sconfitta araba del 1967, né l'invasione statunitense dell'Arabia e nemmeno un'eventuale invasione dell'Iraq potranno mettere in ginocchio la Nazione Islamica nella sua lotta per la liberazione della Palestina.

La crisi del Golfo non è che un terribile complotto del giudaismo internazionale che domina gli USA, per mettere il mondo arabo e islamico in ginocchio; e ciò viene perseguito manipolando l'Europa occidentale per trascinarla in una guerra che servirà solo agl'interessi d'Israele e della mafia ebraica mondiale, contro gl'interessi reali dell'Europa. Dietro l'impegno militare occidentale in Arabia Saudita si nascondono la mafia ebraica internazionale e Israele, che ha trasformato gli Stati Uniti in una colonia ebraica.

Nel conflitto tra ebrei e non ebrei, in Palestina e altrove, vi sono due versioni dei fatti. Nel caso degli ebrei, costoro spacciano per "storia" le loro leggende "religiose", al fine di legittimare il colonialismo ebraico, l'espansionismo sionista e l'espropriazione della Palestina. E' dunque indispensabile mettere in questione la versione ebraica della storia e, in particolare, respingere le leggende menzognere e propagandistiche inventate dagli ebrei in rapporto alla seconda guerra mondiale e al conflitto palestinese. La versione ebraica della storia fa degli ebrei un "popolo" sacro, intangibile, privilegiato, immune da ogni critica! La "storia" insegnata in Occidente è una "credenza" di matrice ebraica, dunque antipalestinese e antislamica. Ricorrendo a un feroce terrorismo intellettuale gli ebrei fanno della storiografia un monopolio loro, interdetto agli avversari del sionismo. In Occidente, ad esempio, è praticamente vietato mettere in dubbio la versione ebraica della storia della seconda guerra mondiale. Ciò costituisce un'autentica pratica terroristica, un'umiliazione per dei popoli che pensano di vivere in regime di "libertà". Perciò non è solo la Palestina, oggi, ad essere occupata e dominata dal potere ebraico. L'Occidente stesso (nella cultura, nella storiografia, nei mezzi di comunicazione, nella politica) è occupato dalla mafia ebraica. Ma tra le due occupazioni c'è una differenza: l'occupazione della Palestina è un'infezione contro cui il corpo aggredito resiste "organicamente", mentre l'occupazione ebraica dell'Occidente somiglia a un cancro contro cui l'organismo ha perduto ogni immunità, ogni consapevolezza, ogni facoltà di resistenza! Oltre un secolo di propaganda ebraica ha colpevolizzato la coscienza davanti all'attacco canceroso ebraico. D'altronde, il lavaggio del cervello effettuato dalla propaganda ebraica sugli Occidentali è stato agevolato dal fatto che l'opinione pubblica era già disposta ad accogliere i cliché antiarabi e antislamici.

Bisogna quindi attaccare tutti i temi della propaganda ebraica per isolare Israele dall'Europa, i cui veri interessi consistono nelle relazioni di amicizia con il mondo arabo e con l'Islam. L'Europa non ha niente da guadagnare dalla sua alleanza con Israele! La mafia ebraica è il vero nemico mortale dell'Europa, e nella lotta contro questo nemico l'Islam è l'alleato naturale dell'Europa. Ma la propaganda ebraica ha mobilitato tutte le sue energie per convincere l'opinione pubblica europea che l'Islam e gli arabi sono "nemici pericolosi", mentre gli ebrei e Israele sono "amici" naturali nella lotta contro questo pericolo.

Tra le misure da prendere contro la propaganda sionista vi è il sostegno alla scuola storiografica "revisionista", che respinge la versione ebraica dei fatti verificatisi durante la seconda guerra mondiale, versione consacrata e imposta all'opinione occidentale dal dominio terroristico intellettuale del potere ebraico; tale dominio, che si esercita attraverso i mezzi di persuasione di massa, mira a "monetizzare" la "colpevolezza" dell'Europa trasformandola in aiuto politico, economico e militare ad Israele, cioè in appoggio all'occupazione della Palestina ai danni della Nazione Islamica. Questo aiuto europeo contribuisce, in misura decisiva, allo sforzo bellico d'Israele contro il mondo arabo e islamico.

La lotta di resistenza del popolo palestinese, che si trova in prima linea in questo combattimento storico contro il dominio terroristico ebraico, è una lotta in difesa della civiltà, contro le barbarie e la legge sionista della giungla. La versione ebraica della storia concernente l'"olocausto", che viene sfruttata politicamente per assoggettare l'Europa ai piani antislamici del sionismo, deve essere messa in questione e respinta. Il mito dell'"olocausto" è fondamentale nella propaganda ebraica. Il professor Robert Faurisson ha sintetizzato molto bene questa verità dicendo: "Le pretese camere a gas hitleriane e il preteso genocidio degli ebrei formano un'unica menzogna storica, che ha consentito una gigantesca truffa politico-finanziaria i cui principali beneficiari sono lo Stato d'Israele e il sionismo internazionale, mentre le principali vittime ne sono il popolo tedesco (ma non i suoi dirigenti) e il popolo palestinese tutto intero". Difatti, secondo David Irving, dal 1949 Israele ha incassato 90 (novanta) miliardi di marchi per "gli ebrei morti" in camere a gas che in realtà non sono mai esistite!

Noi che nel mondo musulmano siamo vittime coscienti del dominio sfruttatore sionista e siamo quindi in prima linea sul fronte della lotta contro questo cancro, possiamo e dobbiamo aiutare l'Europa a liberarsi dall'occupazione sionista. Il mondo arabo e tutta la Nazione Islamica devono sostenere i movimenti di resistenza e di liberazione in Europa contro l'arroganza del potere sionista; analogamente, devono appoggiare con tutti i mezzi possibili il revisionismo storico, il quale mira, con metodi di ricerca scientifica, a far conoscere la verità sugli avvenimenti della seconda guerra mondiale, che vengono falsificati dai sionisti per ricavarne uno strumento che legittimi l'occupazione sionista della Palestina, oltre che il dominio dell'Europa. La scuola del revisionismo storico apre una breccia importante nella muraglia massiccia della propaganda ebraica. Che questa scuola costituisca un pericolo per le menzogne propagandate dagli ebrei è dimostrato dalla violenza con cui gli ebrei reagiscono alle ricerche revisioniste: essi non sanno trovare altra risposta se non i metodi di aggressione fisica e la repressione giudiziaria e poliziesca.

Il fatto è che i sionisti non hanno mai accettato l'idea di una opposizione al loro potere e non hanno mai tollerato di essere contraddetti.

Quando i sionisti parlano di diritti, di libertà, di sicurezza, essi pensano unicamente ai loro diritti, alla loro libertà, alla loro sicurezza, non a quella degli altri, cioè dei non ebrei!



"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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